Retrospettiva: i capolavori in bianco e nero di Elliott Erwitt a Torino

Elliot Erwitt - Magnum PhotosIn contemporanea con la mostra che celebra il centenario della nascita di Robert Capa, la città di Torino ospita un’altra retrospettiva, dedicata a Elliott Erwitt: un maestro della fotografia, anch’egli facente parte dell’agenzia Magnum Photos. Anche questa mostra è organizzata dalla casa editrice d’arte Silvana Editoriale sempre in collaborazione con la celebre agenzia fotografica e verrà ospitata nella Corte Medievale di Palazzo Madama a Torino.  A partire dal 17 aprile e sino al 1 settembre 2013 sarà possibile ammirare i capolavori che hanno consacrato l’estro di Elliott Erwitt, celebre per i suoi scatti in bianco e nero. L’esposizione comprende una selezione di 136 fotografie suddivise in tre sezioni, ciascuna delle quali è basata su uno specifico tema selezionato all’interno del vasto repertorio dell’artista. Bambini, animali domestici, personaggi famosi, scatti pubblicitari e scorci di città fanno della mostra una delle più ricche mai dedicate al fotografo, oggi 84enne.

Erwitt nasce a Parigi nel 1928 da genitori russi di origine ebraica e trascorre l’infanzia a Milano prima di emigrare con la famiglia negli Stati Uniti dove comincia a coltivare l’interesse per la fotografia e decide di modificare il suo vero nome – Elio Romano Erwizt – americanizzandolo. Fondamentali per la sua carriera gli incontri con fotografi già affermati come Edward Steichen e Robert Capa, che nel 1953 lo invita a far parte della Magnum Photos. L’ingresso nell’agenzia fotografia rappresenta un trampolino di lancio per il futuro che lo porta a raggiungere la fama mondiale grazie al suo lavoro, incentrato per lo più sull’istintiva sensibilità nel “cogliere l’attimo“. «Si tratta di reagire a ciò che si vede, senza preconcetti – afferma Erwitt – si possono trovare immagini da fotografare ovunque, basta semplicemente notare le cose e la loro disposizione, interessarsi a ciò che ci circonda e occuparsi dell’umanità e della commedia umana».

Con distacco, realismo e un pizzico di humor, nel corso degli anni Elliott Erwitt ha saputo raccontare il genere umano in tutte le sue sfaccettature immortalando aspetti della vita anche insoliti, spesso “rubati” a soggetti inconsapevoli incontrati per strada. Questa peculiarità gli è valsa il riconoscimento di fotografo della commedia umana.

Gabriele Rossetti

(Foto: California, USA. 1955 © Elliott Erwitt / Magnum Photos)

Retrospettiva su Robert Capa in mostra a Palazzo Reale di Torino

BOB194404CW000X1/ICP154In occasione del centenario della nascita di Robert Capa, pseudonimo di Endre Erno Friedmann, la città di Torino celebra uno dei maestri della fotografia dedicandogli una retrospettiva. La mostra, patrocinata dal Comune e organizzata dalla casa editrice d’arte Silvana Editoriale in collaborazione con Magnum Photos (celebre agenzia fotografica di cui Capa fu uno dei soci fondatori nel 1947), verrà allestita nelle suggestive sale di Palazzo Reale. Dal 15 marzo e fino al 14 luglio 2013 sarà possibile ammirare novantasette fotografie raggruppate in undici sezioni e allineate lungo due corridoi al primo piano del Palazzo.

«La migliore mostra di Robert Capa che io abbia mai visto» secondo John Morris, primo direttore della Magnum Photos e grande amico di Capa. Le immagini esposte a Palazzo Reale, molte delle quali divenute vere e proprie icone del Novecento, testimoniano il percorso umano e artistico del celebre fotografo ungherese, definito dalla rivista Picture Post (nel 1938) come “il migliore fotoreporter di guerra nel mondo”. E proprio le foto dei conflitti bellici ai quali prese parte Capa – indimenticabili quelle della guerra civile spagnola e dello sbarco in  Normandia il 6 giugno 1944 – costituiscono la parte centrale dell’esposizione, anche se non mancano scatti più semplici di vita quotidiana e i ritratti di personaggi illustri quali Picasso ed Hemingway. Grazie ad un coraggio fuori dal comune ed un talento innato, con i suoi reportage fotografici Capa ha saputo fissare testimonianze dirette e trasmettere tutta la sensibilità di un uomo che, da rifugiato politico, si è spesso trovato costretto a lottare contro il dolore e la sofferenza.

Robert Capa fu tra i primi a capire l’importanza del mezzo fotografico, una sorta di “terzo occhio rivelatore” da utilizzare principalmente come arma di denuncia. Un amore viscerale per la fotografia tanto da costargli la vita nel corso della prima guerra d’Indocina (1954), quando venne ucciso da una mina antiuomo mentre si trovava al seguito delle truppe francesi.

Gabriele Rossetti