Roy Lichtenstein colora Parigi: restrospettiva al Centre Pompidou

Roy Lichtenstein - Ohhh… Alright…, 1964, © Estate of Roy Lichtenstein L’estate di Parigi si preannuncia più che mai colorata grazie alle opere sensazionali di Roy Lichtenstein, uno dei massimi esponenti della Pop Art, in esposizione fino al 4 novembre prossimo presso le sale del Centre Pompidou. Dopo Chicago, Washington e Londra, la grande retrospettiva sull’artista statunitense, principalmente noto per le sue tavole che riprendono lo stile dei fumetti, sbarca dunque nella capitale francese per fornire ai visitatori una panoramica completa sul lavoro che ha consacrato Lichtenstein nell’olimpo dell’arte mondiale. Dalle opere più note a quelle rimaste all’oscuro del grande pubblico, la mostra ripercorre la carriera dell’artista newyorkese esponendo circa un centinaio di capolavori: i fumetti dei primi anni ’60, certo, ma anche sculture, ceramiche, quadri e stampe.

«Cercare una nuova prospettiva su questa figura emblematica della Pop Art americana, andando “oltre il Pop” per rivalutare Lichtenstein come uno dei primi pittori postmoderni». A detta degli organizzatori l’esposizione parigina è principalmente basata su questo auspicio, vale a dire cercare di far emergere a tutti gli effetti la vena creativa ed eclettica di Lichtenstein che, nel corso della carriera, si è confrontato anche con i generi più tradizionali della pittura (ad esempio, nudi, paesaggi e nature morte).

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L’esposizione del Centre Pompidou attraversa in maniera cronologica le diverse fasi della vita dell’artista. Organizzata in collaborazione con l’Art Institute di Chicago e la Tate di Londra la mostra è curata da Camille Morineau che di Lichtenstein ha detto: «Ciò che rende la forza della sua arte, è anche la distanza divertita e critica che, senza diventare cinico, ha tenuto tra se stesso e l’arte, dagli inizi fino alla fine della sua vita…». Nato a New York nel 1923, Roy Lichtenstein non amava particolarmente la celebrità e le luci della ribalta. Preferiva di gran lunga esprimersi attraverso la sua arte – sempre al passo con i tempi – che ha generato icone mai banali, ricche di significato e humor. Oltre che coloratissime.

Gabriele Rossetti

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Martin Scorsese, mostra biografica al Museo del Cinema di Torino

scorseseRegista, attore, sceneggiatore, produttore cinematografico. Questo e molto altro rappresentano al meglio la figura di Martin Scorsese, uno dei maestri della settima arte, autore di grandi capolavori capaci di mettere d’accordo critica e pubblico. La biografia del cineasta americano, di origini italiane, è protagonista della mostra a lui dedicata che dopo essere stata esposta a Berlino approda nelle sale del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Dal 13 giugno e fino al 15 settembre 2013 la Mole Antonelliana ospita veri e propri feticci appartenenti al mondo di Scorsese che gravitano – e non potrebbe essere altrimenti – attorno alla sua principale passione, divenuta lavoro. La passione incondizionata per il cinema che nel 1990 lo ha portato a fondare la Film Foundation, organizzazione non-profit impegnata nel restauro e nella conservazione di pellicole storiche che nel corso degli anni hanno subito danneggiamenti.

Co-prodotta dalla Deutsche Kinemathek e dal Museo Nazionale del Cinema, la mostra ricostruisce la vita di Scorsese attraverso un ricco materiale inedito proveniente direttamente dagli archivi privati dell’artista. Fotografie, lettere private, bozzetti, manifesti, storyboard, frammenti di sceneggiature e oggetti di scena (tra cui i costumi di Gangs of New York, quelli da pugile utilizzati da Robert De Niro in Toro scatenato e il vestito rosso di Michelle Pfeiffer in L’età dell’innocenza), costituiscono la mostra il cui percorso parte dall’Aula del Tempio e si protrae lungo la scalinata che ruota attorno alla cupola della Mole Antonelliana.

Curatrici dell’allestimento torinese Nicoletta Pacini e Tamara Sillo il cui obiettivo è «mettere in evidenza il lavoro di Martin Scorsese, le figure, le location, l’estetica dei suoi film, la passione e la sua umanità di narratore». La mostra comincia già all’esterno dove sulla cancellata del museo campeggiano 14 gigantografie scattate da Brigitte Lacombe sui set di alcuni film, mentre all’interno è suddivisa in aree tematiche che raccontano il legame di Scorsese con la famiglia, la musica ma anche con l’America ed in particolare con New York, a cui è dedicata un’intera sezione. Ad accogliere il visitatore è proprio una mappa luminosa della Grande Mela sulla quale sono collocati tutti i set scelti dal regista per i suoi film.

Non potevano infine mancare i contenuti multimediali grazie ai quali in ogni sezione è possibile vedere e ascoltare, tramite una guida su iPad, la descrizione ed il commento in lingua originale dello stesso Scorsese di 20 opere presenti nella mostra.

Gabriele Rossetti

Edward Lachman, 30 scatti inediti in mostra alla Ono Arte di Bologna

edward lachmanTrenta scatti inediti in Italia per ripercorrere un’intera carriera. Quella di Edward Lachman, 65 anni, uno dei maggiori direttori della fotografia americani. In occasione del Biografilm Festival di Bologna di cui è presidente di giuria, la galleria Ono Arte Contemporanea del capoluogo emiliano gli dedica una mostra fotografica esponendo parte del lavoro che lo ha consacrato nel mondo del cinema. Edward Lachman: Exposure Checks è il titolo dell’esposizione, in programma dal 12 al 27 giugno 2013, interamente composta da fotografie di scena scattate sui set dei film.

Membro della American Society of Cinematographers, Lachman ha infatti curato la fotografia di numerosi film di produzione statunitense. E poco importava che fossero pellicole indipendenti o blockbuster. Collaboratore di Todd Haynes per Lontano dal Paradiso (grazie al quale ha ricevuto una candidatura all’Oscar) e Io non sono qui, di Steven Soderbergh per Erin Brockovich, di Todd Solondz per Perdona e Dimentica e dell’ultimo lavoro di Robert AltmanRadio America, Lachman ha anche collaborato con Sophia Coppola ne Il giardino delle vergini suicide. Inoltre ha preso parte alla realizzazione di documentari diretti da due maestri del cinema come Wim Wenders e Werner Herzog ed ha co-diretto insieme a Larry Clark il film Ken Park, pellicola presentata al Festival di Cannes nel 2002 che fece molto discutere per i suoi contenuti borderline.

Appassionato anche di musica Edward Lachman ha lavorato al fianco di Madonna, Blondie, Lou Reed e, più recentemente, dei Daft Punk, per i quali ha realizzato alcuni video dell’ultimo album Random Access Memories.

Negli stessi giorni della mostra presso la galleria Ono Arte, anche il Biografilm Festival dedica al suo presidente di giuria una retrospettiva dal titolo The Camera and Eye, nella quale verrà presentata anche la trilogia Paradise (Love, Faith, Hope) del regista Ulrich Seidl, per la quale Lachman ha curato – neanche a dirlo – la fotografia.

Gabriele Rossetti

Retrospettiva: i capolavori in bianco e nero di Elliott Erwitt a Torino

Elliot Erwitt - Magnum PhotosIn contemporanea con la mostra che celebra il centenario della nascita di Robert Capa, la città di Torino ospita un’altra retrospettiva, dedicata a Elliott Erwitt: un maestro della fotografia, anch’egli facente parte dell’agenzia Magnum Photos. Anche questa mostra è organizzata dalla casa editrice d’arte Silvana Editoriale sempre in collaborazione con la celebre agenzia fotografica e verrà ospitata nella Corte Medievale di Palazzo Madama a Torino.  A partire dal 17 aprile e sino al 1 settembre 2013 sarà possibile ammirare i capolavori che hanno consacrato l’estro di Elliott Erwitt, celebre per i suoi scatti in bianco e nero. L’esposizione comprende una selezione di 136 fotografie suddivise in tre sezioni, ciascuna delle quali è basata su uno specifico tema selezionato all’interno del vasto repertorio dell’artista. Bambini, animali domestici, personaggi famosi, scatti pubblicitari e scorci di città fanno della mostra una delle più ricche mai dedicate al fotografo, oggi 84enne.

Erwitt nasce a Parigi nel 1928 da genitori russi di origine ebraica e trascorre l’infanzia a Milano prima di emigrare con la famiglia negli Stati Uniti dove comincia a coltivare l’interesse per la fotografia e decide di modificare il suo vero nome – Elio Romano Erwizt – americanizzandolo. Fondamentali per la sua carriera gli incontri con fotografi già affermati come Edward Steichen e Robert Capa, che nel 1953 lo invita a far parte della Magnum Photos. L’ingresso nell’agenzia fotografia rappresenta un trampolino di lancio per il futuro che lo porta a raggiungere la fama mondiale grazie al suo lavoro, incentrato per lo più sull’istintiva sensibilità nel “cogliere l’attimo“. «Si tratta di reagire a ciò che si vede, senza preconcetti – afferma Erwitt – si possono trovare immagini da fotografare ovunque, basta semplicemente notare le cose e la loro disposizione, interessarsi a ciò che ci circonda e occuparsi dell’umanità e della commedia umana».

Con distacco, realismo e un pizzico di humor, nel corso degli anni Elliott Erwitt ha saputo raccontare il genere umano in tutte le sue sfaccettature immortalando aspetti della vita anche insoliti, spesso “rubati” a soggetti inconsapevoli incontrati per strada. Questa peculiarità gli è valsa il riconoscimento di fotografo della commedia umana.

Gabriele Rossetti

(Foto: California, USA. 1955 © Elliott Erwitt / Magnum Photos)