Olesya Zhukovskaya è salva; il suo tweet, «Muoio», simbolo della guerra civile in Ucraina

Olesya Zhukovskaya«Sono viva! Grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuto e hanno pregato per me!». Dopo un intervento chirurgico durato parecchie ore, è la stessa Olesya Zhukovskaya a comunicare le sue condizioni di salute attraverso Twitter. E proprio dalle pagine del social network la giovane ventunenne giovedì 20 febbraio aveva lanciato un drammatico messaggio, dopo essere stata colpita da un proiettile a Kiev negli scontri tra polizia e manifestanti. «Muoio», questo il tweet dell’infermiera volontaria, colpita alla gola mentre prestava soccorso ai tanti connazionali che continuano a protestare contro il governo presieduto da Viktor Yanukovich.

Olesya twitter

Il disperato tweet ha fatto il giro del mondo e in men che non si dica è diventato il simbolo della guerra civile ucraina. Così come lo scatto che ritrae la ragazza mentre viene soccorsa; casco in testa, mascherina da sci per riparare gli occhi dai lacrimogeni, una pettorina bianca (con la croce rossa) insanguinata. La mano sinistra tampona la ferita alla gola, mentre la destra tiene stretto lo smartphone dal quale Olesya ha lanciato quello che pensava fosse il suo ultimo messaggio, da condividere con il mondo senza esitare un solo istante: «Я вмираю». Sto morendo, appunto.

Da giorni in piazza Maidan al fianco dei manifestanti antigovernativi, Olesya si è invece salvata e le sue condizioni sono ora gravi ma stabili, dopo che per ore si erano rincorse notizia relative alla sua morte. Voci infondate, smentite dalla diretta interessata con un tweet.

Gabriele Rossetti

Retrospettiva su Robert Capa in mostra a Palazzo Reale di Torino

BOB194404CW000X1/ICP154In occasione del centenario della nascita di Robert Capa, pseudonimo di Endre Erno Friedmann, la città di Torino celebra uno dei maestri della fotografia dedicandogli una retrospettiva. La mostra, patrocinata dal Comune e organizzata dalla casa editrice d’arte Silvana Editoriale in collaborazione con Magnum Photos (celebre agenzia fotografica di cui Capa fu uno dei soci fondatori nel 1947), verrà allestita nelle suggestive sale di Palazzo Reale. Dal 15 marzo e fino al 14 luglio 2013 sarà possibile ammirare novantasette fotografie raggruppate in undici sezioni e allineate lungo due corridoi al primo piano del Palazzo.

«La migliore mostra di Robert Capa che io abbia mai visto» secondo John Morris, primo direttore della Magnum Photos e grande amico di Capa. Le immagini esposte a Palazzo Reale, molte delle quali divenute vere e proprie icone del Novecento, testimoniano il percorso umano e artistico del celebre fotografo ungherese, definito dalla rivista Picture Post (nel 1938) come “il migliore fotoreporter di guerra nel mondo”. E proprio le foto dei conflitti bellici ai quali prese parte Capa – indimenticabili quelle della guerra civile spagnola e dello sbarco in  Normandia il 6 giugno 1944 – costituiscono la parte centrale dell’esposizione, anche se non mancano scatti più semplici di vita quotidiana e i ritratti di personaggi illustri quali Picasso ed Hemingway. Grazie ad un coraggio fuori dal comune ed un talento innato, con i suoi reportage fotografici Capa ha saputo fissare testimonianze dirette e trasmettere tutta la sensibilità di un uomo che, da rifugiato politico, si è spesso trovato costretto a lottare contro il dolore e la sofferenza.

Robert Capa fu tra i primi a capire l’importanza del mezzo fotografico, una sorta di “terzo occhio rivelatore” da utilizzare principalmente come arma di denuncia. Un amore viscerale per la fotografia tanto da costargli la vita nel corso della prima guerra d’Indocina (1954), quando venne ucciso da una mina antiuomo mentre si trovava al seguito delle truppe francesi.

Gabriele Rossetti