L’hamburger di McDonald’s che rimane intatto dopo 14 anni

hamburger mcdonald'sUn panino è per sempre? Evidentemente sì, se acquistato da McDonald’s. Ammesso che sia vera la notizia arriva – e non potrebbe essere altrimenti – direttamente dagli Stati Uniti e lascia a dir poco schifati. A diffonderla un sessantatreenne dello Utah che ha voluto mostrare gli effetti del tempo su un hamburger acquistato nel 1999 in un ristorante della catena multinazionale di fast food. Nessuno si sognerebbe mai di comprare un panino e tenerlo in casa per osservarne i cambiamenti. Proprio quello che invece ha fatto David Whipple. L’esperimento del signore americano è stato raccontato nel talk show televisivo della Cbs “The Doctors” e vuole confermare quello che gran parte della popolazione mondiale pensa ma che forse nessuno prima d’ora era riuscito a dimostrare: ovvero che quello in vendita da McDonald’s non è cibo sano.

Tanto è stato detto e scritto sul junk food e sui suoi effetti, ma la prova fornita da Whipple non può che lasciare tutti esterrefatti. Chiunque abbia anche solo una volta mangiato un panino di McDonald’s non può certo rimanere indifferente. Quattordici anni dopo (!) l’hamburger conservato con cura dal signore dello Utah non presenta segni di muffa né emana cattivo odore. Merito di enzimi e conservanti che danno al panino una “freschezza” che nessun altro alimento avrebbe neanche dopo poche settimane.

L’intento iniziale di David Whipple era di dimostrare ai suoi amici (probabilmente amanti del fast food) le reali qualità del cibo servito da McDonald’s. L’osservazione dei cambiamenti del panino portò i primi effetti dopo due settimane, quando i sottaceti e la cipolla iniziarono pian piano a ridursi. Da quanto si apprende, Whipple dimenticò l’hamburger nella tasca di un giubbotto per poi ritrovarlo due anni più tardi senza che riuscisse a notare altri cambiamenti. Il panino era rimasto intatto senza segni di deterioramento causati dal tempo.

Il signore americano decise così di trasformare il panino in una possibile fonte di guadagno mettendolo in vendita su eBay e trovando – addirittura – degli acquirenti disposti a sborsare fino a 2000 dollari pur di accaparrarsi quello che è già stato definito il panino più vecchio del mondo. Neanche una cifra così alta ha però fatto vacillare l’uomo la cui voglia di mostrare il “relitto” ai nipotini, per fargli capire cosa voglia dire mangiare in un fast food, è risultata più forte.

In fin dei conti, però, non dobbiamo stupirci più di tanto. D’altronde i vertici della multinazionale sono stati chiari fin da subito; non avevano forse ragione nel dire che “succede solo da McDonald’s”?

Gabriele Rossetti

L’app che mostra gli effetti del fumo sulla pelle, voluta dal Ministero

Smoking Time MachineSensibilizzare i fumatori o quantomeno scoraggiarli, mostrando loro gli effetti che il fumo potrebbe avere sulla loro pelle tra vent’anni. L’iniziativa è del Ministero della Salute inglese ed è stata condotta attraverso lo sviluppo di un’applicazione per smartphone. Le istituzioni britanniche vogliono tentare un’altra strada diversa da quella finora intrapresa; le minacciose scritte sui pacchetti di sigarette e le terribili immagini delle conseguenze dovute dal fumo, diffuse sui più tradizionali media, sembrano infatti aver colpito solo in parte i più incalliti. Di conseguenza gli inglesi hanno pensato di provare a percorrere un nuovo sentiero sfruttando le potenzialità della tecnologia.

Smoking Time Machine, questo il nome dell’applicazione scaricabile gratuitamente attraverso Apple Store e Google Play, è ovviamente rivolta ai fumatori più giovani che oltre ad essere i più esposti a rischi futuri di salute sono anche quelli che possono vantare una maggior confidenza con i mezzi tecnologici di ultima generazione. Secondo uno studio effettuato dai ricercatori, infatti, il 40% dei fumatori ha cominciato molto presto, all’età di 16 anni. Inoltre Kate Norman, responsabile del progetto e membro della Cumbria Partnership NHS Trust, sostiene che i giovani spesso «non riescono a comprendere quelli che sono i rischi del fumo e non sanno che in futuro potrebbero venire colpiti da gravi malattie come il cancro ai polmoni».

Il funzionamento dell’applicazione è molto semplice; una volta scattata una fotografia del proprio viso l’immagine viene elaborata fino a mostrare una possibile proiezione di come lo stesso viso potrebbe apparire tra vent’anni, con tutte le conseguenze dovute all’effetto delle sostanze chimiche presenti nelle sigarette. Il risultato finale dovrebbe in qualche modo causare lo choc del fumatore ed incoraggiarlo a smettere; le rughe pronunciate intorno agli occhi e alla bocca e il colorito della pelle molto più pallido, infatti, non dipendono solamente dalla vecchiaia.

Gabriele Rossetti