Parigi, ripulito il muro della casa di Gainsbourg che verrà aperta al pubblico

muro gainsbourgC’è un angolo di Parigi che non sarà più lo stesso. Un angolo in cui una mano di vernice ha cancellato un pezzo di storia della capitale francese, legata ad uno dei suoi simboli: il poeta e cantautore Serge Gainsbourg. L’angolo in questione si trova al numero 5 di rue de Verneuil, VII arrondissement nel quartiere di Saint-Germain-des-Près, ed altri non è che l’indirizzo della casa nella quale Gainsbourg abitò dalla fine degli anni Sessanta fino alla sua scomparsa, avvenuta il 2 marzo 1991. Da quel giorno l’appartamento, 130 metri quadrati, distribuiti su due piani, non è stato più aperto ed è presto divenuto meta di pellegrinaggio dei fans di Gainsbourg che – alla stregua degli ammiratori di Jim Morrison nel cimitero Père Lachaise – hanno cominciato a ricoprire il muro esterno con scritte, disegni, dediche e ricordi personali.

Un colpo d’occhio unico che rendeva omaggio alla creatività dell’artista francese ma che, col passare degli anni, era diventata una “bacheca” a cielo aperto sulla quale chiunque lasciava un segno, talvolta anche inappropriato. La casa di rue de Verneuil è stata anche il luogo in cui si sono consumati gli amori più grandi di Serge Gainsbourg, tra cui la relazione con Brigitte Bardot dalla quale nacque una delle canzoni più famose composte dall’artista, Je t’aime moi non plus, divenuta un successo internazionale ma pubblicata dopo la rottura con l’attrice. La canzone vede la partecipazione della cantante Jane Birkin che diventerà la sua compagna e darà alla luce la figlia Charlotte.

A distanza di ventidue anni proprio la figlia del compianto Gainsbourg ha deciso che fosse giunta l’ora di ripulire dalle scritte la facciata dell’abitazione. Una decisione che ha spaccato l’opinione pubblica parigina, come sempre divisa in casi di questo genere, subito rassicurata da un cartello comparso fuori dall’abitazione: “Ami Serge? Allora rispetta anche questo luogo fino alla fine dei lavori. Ci sarà sempre tempo dopo per la scrittura”. Imbiancare il muro esterno è stato il primo passo verso la ristrutturazione che prevede l’apertura della casa al pubblico che a settembre diverrà un museo, soddisfacendo così la volontà di Charlotte di trasformarla in un luogo di interesse culturale, seppur molto raccolto.

Gabriele Rossetti

“Ritorno a Venezia”: Palazzo Ducale ospita una mostra di Manet

OlympiaDal 24 aprile e fino al 18 agosto 2013 la Fondazione Musei Civici di Venezia rende omaggio al pittore francese Édouard Manet esponendo parte dei suoi capolavori nelle sale di Palazzo Ducale. Tra dipinti, disegni e incisioni, la mostra è composta da circa ottanta opere che hanno reso celebre uno tra i maggiori esponenti del periodo pre-impressionista, ed è stata realizzata grazie alla collaborazione del Musée D’Orsay di Parigi che attualmente conserva la maggior parte delle opere dell’artista – alcune delle quali prestate in via del tutto eccezionale per l’occasione. Come si legge sul sito ufficiale dell’esposizione la mostra, intitolata “Manet. Ritorno a Venezia”, «nasce dalla necessità di un approfondimento critico sui modelli culturali che ispirarono il giovane Manet negli anni del suo precoce avvio alla pittura».

Uno stile inconfondibile che fonda le sue radici traendo ispirazione dalla pittura spagnola ma che al tempo stesso presenta influenze anche da quella italiana (più specificatamente veneziana) del Rinascimento. Inevitabili i riferimenti a Le déjeuner sur l’herbe e a Olympia, due tra le opere più famose dell’artista, che rimandano rispettivamente ai capolavori di Tiziano Colazione campestre e Venere di Urbino. E proprio per dimostrare questa tesi ai visitatori della mostra verranno riproposti grandi tableau realizzati da artisti veneziani quali Tiziano, Tintoretto, Carpaccio, Lotto e Antonello da Messina, per coglierne analogie e sfumature comuni.

Precursore dell’impressionismo con il quale non volle mai essere identificato, dopo molti viaggi in Germania, Olanda, Spagna e Italia, Manet tornò a Parigi dove si dedicò alla pittura en plein air senza tralasciare gli elementi stilistici accumulati nei vari Paesi. In particolare nel nostro, che oggi gli dedica una mostra unica e significativa, mai analizzata prima da un punto di vista tanto critico che vuole mettere in risalto tutta la sua vena artistica.

Gabriele Rossetti

Keith Haring in mostra a Parigi: la “linea politica” di un visionario

-Può piacere o meno, di certo il lavoro di Keith Haring non può proprio passare inosservato. Un artista immenso, un autentico visionario che a ventitré anni dalla sua scomparsa è ancora apprezzato in tutto il mondo. E proprio in questi giorni viene celebrato a Parigi con una retrospettiva curata in ogni minimo dettaglio che mette in evidenza la natura politica e sociale espressa nel lavoro dell’artista americano. “The political line” è il titolo della mostra, in esposizione dal 19 aprile al 18 agosto 2013 nella cornice di due location distinte della capitale francese: il Museo d’arte moderna e il Centro culturale internazionale “CentQuatre”. Due ampi spazi nei quali verranno ospitate circa 250 opere di uno degli esponenti più attivi e singolari della pop art e della street art.

Dipinti, sculture, t-shirt, disegni e graffiti che riempivano gli spazi della metropolitana newyorkese; questo e molto altro attende i visitatori della mostra che, come detto, è incentrata sulla linea politica di Haring il quale attraverso la sua arte ha provato – ed in parte è anche riuscito – ad influenzare l’opinione pubblica. I suoi capolavori fanno parte della storia dell’arte moderna così come le sue battaglie contro razzismo, omofobia, emancipazione, droga e AIDS (che gli costò la vita), lo hanno reso una vera e propria icona nella difesa dei diritti umani.

La mostra ripercorre le tappe del lavoro artistico di Haring e raccoglie tanto le prime opere in bianco e nero quanto quelle dai colori più vivaci, divenute un culto negli anni Ottanta e ampiamente riconoscibili anche da occhi poco esperti. Nonostante la prematura scomparsa, in poco più di dieci anni di attività Keith Haring ha saputo dare un segno indelebile ai suoi lavori. Uno stile unico e inimitabile che gli ha consentito di entrare – di diritto – nel novero dei grandi artisti del XX secolo.

Gabriele Rossetti