Schianto fatale, muore carbonizzato Sean Edwards. Interpretò suo padre nel film “Rush”

sean edwardsÈ rimasto intrappolato tra le lamiere di una Porsche 996 dopo uno schianto terribile che ha reso vano ogni tentativo di soccorso. Il pilota britannico Sean Edwards ha perso la vita a soli 26 anni, morto carbonizzato in seguito ad un incidente d’auto sul circuito australiano Queensland Raceway a Willowbank, nei pressi di Brisbane. Leader del campionato Porsche Supercup, Edwards è deceduto durante un corso di formazione mentre faceva da istruttore ad un ragazzo di 20 anni (gravissime le sue condizioni) che ha perso il controllo dell’auto andando a sbattere contro un muro di pneumatici.

Un destino beffardo quello che ha colpito il talentuoso automobilista inglese, figlio dell’ex pilota di Formula 1 Guy Edwards. Un destino fatto di intrecci pericolosi e cupe coincidenze dal momento che il padre fu uno dei primi a soccorrere Niki Lauda il primo agosto 1976, quando si gettò nel fuoco per estrarre il collega dalla Ferrari in fiamme dopo l’incidente avvenuto al Nürburgring in Germania. Seppur riportando gravi ustioni, quel giorno Niki Lauda se la cavò grazie anche al coraggio di Guy Edwards.

Un episodio che ha segnato la storia dei motori e più in generale di tutto lo sport, recentemente raccontato in maniera egregia dal regista Ron Howard nel film Rush. La pellicola – attualmente nelle sale – è basata sulla rivalità tra Niki Lauda e James Hunt e la narrazione non poteva prescindere da quell’incidente, la cui scena riprodotta al cinema vede tra i protagonisti proprio Sean Edwards nei panni di suo padre (oggi 70enne).

La finzione ha però presto lasciato il posto ad una realtà ben diversa per Sean, talento puro dell’automobilismo, nel cui palmares sono presenti la vittoria di un campionato europeo GT3 nel 2006 e, quest’anno, della 24 Ore di Dubai e della 24 Ore del Nürburgring.

Gabriele Rossetti

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Nada al-Ahdal, bambina coraggio che si ribella alle nozze combinate

Nada al Ahdal«Piuttosto che sposarmi mi uccido». Ha appena undici anni Nada ma sa già ciò che (non) vuole, nonostante un destino apparentemente segnato. Lo stesso di tante, troppe, sue coetanee costrette come lei a sposarsi in età infantile. Guarda fisso in camera Nada e lancia il suo appello di ribellione contro i genitori che quando aveva 10 anni e 3 mesi l’hanno promessa in sposa – in cambio di denaro – ad un uomo yemenita benestante che vive in Arabia Saudita. Il video, caricato su YouTube, è stato ripreso dai media arabi e tradotto in inglese ed in pochi giorni ha spopolato sul web con oltre cinque milioni di visualizzazioni. Nada al-Ahdal vive a Sana’a, nello Yemen, ma è fuggita dalla propria casa trovando rifugio da uno zio per opporsi alle nozze combinate ed evitare così di diventare l’ennesima sposa bambina.

«Cosa hanno fatto di male le bambine? Perché devono sposarsi?», si chiede Nada nel video con un tono che commuove. E ancora: «Io sono riuscita a risolvere il mio problema, ma molte bambine innocenti non possono fare lo stesso. Molte di loro potrebbero morire o suicidarsi o fare chissà cos’altro. Sono solo bambine, cosa ne sanno?». Già, solo bambine, vittime innocenti a cui viene negata un’infanzia serena oltre che un degno futuro. «Voglio dire a tutti i genitori: “Non uccidete i nostri sogni”. Se mi fossi sposata non avrei avuto nessuna vita, nessuna istruzione. Possibile che non hanno alcuna compassione? Cosa abbiamo fatto noi bambini per meritarci questo?».

Il messaggio più duro, però, Nada lo rivolge alla sua famiglia alla quale dice: «Con voi ho chiuso, mi avete rovinato tutti i sogni». Seppur così giovane la bambina yemenita ha infatti le idee chiare («voglio andare a scuola, avere una vita») e non seguire in alcun modo le orme di una sua zia, costretta a sposarsi a 13 anni salvo cospargersi di benzina e darsi fuoco un anno dopo.

Il coraggio di Nada è divenuto presto simbolo e la sua denuncia un ulteriore monito  nei confronti di un fenomeno, quello dei matrimoni precoci, in voga principalmente nei paesi in via di sviluppo che viola i diritti delle bambine e comporta conseguenze disastrose – tanto a livello fisico quanto psicologico – per la crescita e la salute delle decine di milioni di vittime coinvolte. Un destino già segnato, al quale Nada ha saputo sfuggire.

Gabriele Rossetti