“Not available on the App Store”, uno sticker ricorda la vita reale oltre le app

notonappstoreSiamo ormai talmente immersi nell’era digitale da pensare di poter reperire ogni cosa attraverso il nostro smartphone. Hai bisogno di un itinerario? C’è l’applicazione di Google Maps. Vuoi ascoltare tutta la musica del mondo? Nessun problema, c’è l’app di Spotify. Ti serve conoscere il saldo del conto corrente? Scarica subito l’app del tuo istituto bancario! E così via… Basta una semplice connessione per avere a disposizione qualsiasi cosa. Tutto, tranne la vita reale. Quella offline, che sta oltre le applicazioni.

E proprio dopo aver scandagliato numerose app più o meno innovative un gruppo di studenti svedesi ha lanciato una campagna per ricordare che ogni tanto sarebbe necessario disconnettersi o quanto meno liberarsi dalla dipendenza da smartphone, perché le cose più importanti della nostra vita non si trovano negli app store. I ragazzi, studenti di media digitali, hanno ideato uno sticker con la dicitura  “Not available on the App Store” e si sono mobilitati per applicarlo su superfici fisiche, presenti solo nella vita reale: sulla recinzione di un cortile, per esempio, sulla seduta di un’altalena, su uno scivolo o sopra un triciclo.

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L’adesivo, simile al badge della Apple, è disponibile in varie dimensioni su notonappstore.com, dove è possibile acquistarlo al prezzo di un dollaro oppure stamparlo gratuitamente in formato pdf. Con questa campagna gli ideatori vogliono sensibilizzare le persone e ricordare che le cose belle della vita vanno affrontate in prima persona e non filtrate dallo schermo di un telefono, ma soprattutto vanno condivise in maniera autentica. Alla faccia dei social.

Gabriele Rossetti

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Francia, tassa su smartphone e tablet per finanziare la cultura

smartphone-tabletTassare l’acquisto di smartphone e tablet per finanziare la cultura. Sembra essere questa la soluzione francese verso il rilancio dei prodotti culturali. Padre dell’idea il giornalista e uomo d’affari Pierre Lescure che ha ricevuto dal governo il compito di trovare le risorse per sviluppare e sostenere la cultura nell’era del digitale. Dopo dieci mesi di duro lavoro il manager transalpino, fondatore di Canal Plus e da cinque anni direttore del Théâtre Marigny, ha stilato un rapporto contenente circa un’ottantina di proposte per ovviare il problema.

Tra queste, come riporta Le Figaro, quella che farà più discutere è senza dubbio la tassazione dei cellulari di ultima generazione e dei tablet – e con essi i principali produttori quali Apple, Samsung, Google e Amazon. Prima della sua approvazione il rapporto di Lescure dovrà però essere vagliato del Presidente della Repubblica François Hollande e dal ministro della Cultura Aurélie Filippetti i quali sono intenzionati a difendere in ogni modo l’eccezione culturale, ovvero – per dirla con le parole dell’Enciclopedia Treccani – “la deroga al principio del libero mercato, finalizzata a proteggere l’identità e le specificità di una cultura dal rischio di una progressiva convergenza verso un modello culturale unico”.

I prodotti culturali non possono essere considerati una merce come le altre; da qui l’idea di Lescure relativa alla tassazione, la cui riflessione parte dal dal fatto che i consumatori si dimostrano spesso riluttanti a spendere pochi euro per scaricare un album musicale su una piattaforma digitale mentre non esitano a spenderne molti di più per acquistare un tablet o uno smartphone. Se sono disposti a sborsare così tanto, ha pensato Pierre Lescure, non sarà per loro un problema pagare una tassa destinata a finanziare la cultura.

Tra le proposte del giornalista vi è un’altra misura che se introdotta potrebbe facilitare a rintracciare risorse e riguarda il download legale, in contrasto con il fenomeno della pirateria. La proposta prevede criteri meno repressivi rispetto a quelli attuati da Sarkozy e dalla legge Hadopi che consentiva di “staccare la spina” agli utenti che si apprestavano ad effettuare il terzo download illegale di musica, film, libri o quant’altro. Nel rapporto di Lescure non è prevista la sospensione del servizio ma solamente una multa a chi scarica illegalmente, incentivando così il download lecito dei prodotti culturali attraverso una migliore reperibilità degli stessi e una ridistribuzione del servizio.

Gabriele Rossetti

Nick D’Aloisio, il 17enne che ha stregato Yahoo! con la sua app

Nick D’AloisioHa solamente diciassette anni ma già un futuro assicurato nel team di Yahoo! Stiamo parlando di Nick D’Aloisio, giovane promessa inglese del web che due anni fa ha inventato un’applicazione che oggi vale 30 milioni di dollari. A tanto ammonta la cifra spesa dal colosso californiano di Sunnyvale per acquistare la creatura del giovane imprenditore e soffiarla ai rivali di Apple. Summly, questo il nome dell’app creata da D’Aloisio, permette agli utenti di visualizzare le notizie provenienti dai siti d’informazione online e dal giorno del suo lancio ha ottenuto un milione di download dall’Apple Store (dal quale è stata prontamente rimossa dopo l’acquisizione).

Da qui l’interesse di Yahoo! per la tecnologia su cui è basata l’applicazione, che consente di riassumere le notizie prese dal web e proporle agli utenti in uno spazio di 400 caratteri, utile e veloce per la fruizione. Per rafforzare la propria presenza nel mercato della telefonia mobile, negli ultimi tempi Yahoo! ha acquisito diverse startup di successo e recentemente ha annunciato un restyling delle funzioni del proprio sito web. Una svolta fortemente voluta da Marissa Mayer, nuovo amministratore delegato di Yahoo!, chiamata a risollevare l’azienda dalla crisi e che ha già messo gli occhi su Dailymotion, servizio di condivisione video simile a YouTube di proprietà di France Telecom, la cui valutazione si aggira intorno ai 300 milioni di dollari.

Nell’ottica del rilancio dell’azienda il genio di Nick D’Aloisio potrebbe davvero fare le fortune di Yahoo! che ha già offerto al ragazzo londinese – cresciuto in Australia – un impiego a tempo pieno senza che questo vada ad interferire con gli studi. Prima dell’interessamento  di Yahoo! a scommettere sull’applicazione di D’Aloisio erano stati il cinese Li Ka-Shing, l’attore Ashton Kutcher e Yoko Ono (moglie dell’ex Beatles John Lennon), i quali avevano contribuito al successo investendo sullo sviluppo dell’applicazione.

Gabriele Rossetti

iPhone di plastica a 300 dollari: se anche Apple si converte al low cost

iphonePur di andare incontro a nuovi potenziali clienti con un occhio di riguardo al periodo di crisi finanziaria, la Apple sembrerebbe disposta a snaturare il proprio credo invertendo rotta e strategie mai attutate prima d’ora. L’obiettivo dell’azienda di Cupertino sarebbe quello di allargare i propri orizzonti per andare alla conquista dei mercati orientali (Cina e India su tutti). Per farlo, dovrebbe però adeguarsi ai tempi mettendo in commercio prodotti alla portata delle tasche di tutti. Nasce da qui l’idea – sempre più prossima alla realizzazione – di un nuovo modello di iPhone low cost.

I più esperti motivano la decisione dei vertici Apple come una delle poche, se non l’unica, in grado di salvare l’azienda dalla continua fuga di capitali. Andare alla conquista di mercati finora sottovalutati (o volutamente snobbati) equivarrebbe inoltre a sottrarre clienti alla concorrenza, in particolare al colosso coreano Samsung, e di questi tempi non è davvero un fattore di poco conto.

Il nuovo modello di smartphone low cost dovrebbe essere presentato nel mese di giugno prima dell’iPhone 6, la cui uscita è già stata non a caso posticipata. La vera rivoluzione di Apple consisterebbe nei materiali che andrebbero a costituire il nuovo prodotto; vetro e alluminio verrebbero così sostituiti da policarbonato e plastica contribuendo a  far di conseguenza crollare le spese di produzione. Il prezzo del nuovo iPhone non dovrebbe infatti essere superiore ai 300 dollari, diventando così accessibile anche a fasce della società finora impossibilitate all’acquisto di un telefono griffato Apple. Roba da far rivoltare nella tomba il fondatore della “mela morsicata” Steve Jobs, maniaco dei dettagli e del lusso, la cui filosofia era indirizzata al raggiungimento di una costante perfezione e che mai avrebbe dato il suo benestare ad un simile progetto.

Gabriele Rossetti